Per una vera opposizione di classe in CGIL

 

L’assemblea nazionale de “Il sindacato è un’altra cosa”, tenutasi a Roma il 13 maggio scorso, ha segnato il fallimento di questa esperienza.

Il portavoce nazionale Bellavita, ha prima chiamato ad una discussione generale sul futuro dell’area, e poi, in 24 ore, ha smentito se stesso e le decisioni dell’assemblea uscendo dalla CGIL, insieme ad altri due dirigenti dell’area. La motivazione è la “normalizzazione dei gruppi dirigenti”, la “cislizzazione della CGIL”.

Queste non sono certo novità. Il motivo di questa crisi deve essere visto nei gravi errori, i limiti e le contraddizioni di una esperienza contrassegnata dalla linea seguita dalle componenti troskiste e dell’opportunismo di sinistra, che sono giunte alla spaccatura.

Non ci interessa qui prendere posizione sui dissidi e le accuse reciproche interne a queste realtà. Quello che ci preme è dare il nostro contributo per rispondere ad alcune questioni fondamentali, mai sciolte all’interno dell’area di opposizione esistente in CGIL.

Lo scopo che ci poniamo è chiaro: costruire nel nostro paese una vera opposizione sindacale di classe e rivoluzionaria che raggruppi le realtà organizzate e i singoli compagni che vogliono lottare per questo obiettivo.

Perciò diciamo che non ci interessa minimamente ripercorrere le ventennali esperienze fallimentari della “sinistra sindacale”. Parafrasando, diciamo che l’opposizione sindacale di classe è un’altra cosa.

Occorre fare piazza pulita di una prospettiva di lavoro errata nelle premesse e negli obiettivi, così come delle posizioni ideologiche e politiche piccolo borghesi che l’hanno ispirata.

Le domande fondamentali a cui rispondere sono: si deve riorganizzare un’area di minoranza ristretta, perlopiù impegnata a garantirsi posti nell’apparato, oppure dar vita a una vera opposizione di classe organizzata dentro la CGIL, con l’obiettivo strategico della ricostruzione del sindacato di classe? Conquista dell’apparato o delle masse?

Le risposte per noi sono chiare. E’ necessaria una vera opposizione sindacale di classe, radicata nelle fabbriche e negli altri posti di lavoro, non nelle segreterie, senza coltivare alcuna illusione di poter cambiare la linea dell’apparato o di salvaguardare il proprio ruolo con accordi con la dirigenza collaborazionista dentro una logica parlamentare di “maggioranza e minoranza”, di “pluralismo e partecipazione” (utile ai vertici per darsi una riverniciata democratica).

Occorre porsi come un’alternativa reale e concreta ai vertici collaborazionisti di fronte agli operai e con gli operai, criticando ferocemente la linea collaborazionista e di svendita (dal Jobs Act ai contratti, etc.), sviluppando una linea proletaria contro lo sfruttamento, la negazione dei diritti, per il salario, il lavoro, il contratto, la sicurezza sul lavoro, strappando dalle mani dei burocrati le strutture di base del sindacato, rinnovandole e trasformandole profondamente.

Occorre dotarsi di adeguati strumenti per una propaganda di massa, a partire da un organo di stampa sindacale da diffondere adeguatamente dentro le fabbriche.

Occorre seguire questa linea con l’obiettivo esplicito di un vero unico sindacato di classe nel nostro paese, superando nella pratica di lotta la nefasta logica delle divisioni e dell’autorefenzialità.

Questo significa lavorare per raggruppare e unificare politicamente le correnti, le posizioni classiste e i settori più combattivi della classe, praticando l’organizzazione dal basso, nella FIOM e nella CGIL, così come in tutti gli altri sindacati di massa e di base, costruendo una vera e coerente unione delle opposizioni sindacali di classe, che esprima la difesa intransigente degli interessi economici e politici della classe operaia e le sue aspirazioni storiche e immediate.

L’opposizione di classe non deve cioè essere fine a se stessa, rinchiudersi nella logica di sigla, o di “fronte dei delegati CGIL” ma essere il nerbo del Fronte unico di lotta del proletariato sul piano sindacale.

Questo significa lavorare con le altre realtà sindacali di classe, ma anche con i comitati operai, di sciopero, di lotta, intersindacali, con le assemblee e coordinamenti territoriali, etc. con gli organismi che raggruppano i non iscritti, per aumentare il contatto con la massa sfruttata.

Alla luce di quanto sosteniamo e delle condizioni concrete, devono essere rifiutate le proposte di uscire dalla CGIL e più in generale, dai sindacati con base di massa operaia, anche reazionari, che porterebbero soltanto all’isolamento dei delegati e degli operai più avanzati dalla massa dei lavoratori. 

Gli spazi politici (anche per il ritiro dei provvedimenti repressivi nei confronti dei delegati e operai combattivi) ci sono. Non vanno però “contrattati” con i vertici, ma conquistati e garantiti nel rapporto forte e radicato con la massa degli operai, dei lavoratori, dei disoccupati.

La profonda crisi della socialdemocrazia e del riformismo apre spazi anche nell’ottica del prossimo Congresso CGIL.

Non è pensabile nelle attuali condizioni economiche e sociali una stabilizzazione permanente della burocrazia sindacale, attraversata da numerose contraddizioni. La ripresa della crisi e della lotta di classe si rifletterà direttamente all’interno dei sindacati.

Come marxisti-leninisti siamo disponibili a dare il nostro contributo su basi e obiettivi chiari a questo processo, che è fondamentale nella prospettiva della costruzione di un Partito indipendente e rivoluzionario del proletariato.

Dal nostro punto di vista, la chiave di volta per avanzare sta nel formare i nuclei comunisti nelle fabbriche e nei posti di lavoro per dirigere la lotta. Invitiamo perciò gli operai d’avanguardia e i sinceri comunisti a compiere seri passi in avanti in tal senso, unendosi alla nostra attività.

 

Da: Scintilla, n. 70 – giugno 2016

Organo di Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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